CANAPA MEDICA “DI STATO”: aggiornamenti dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze

La Toscana non è solo Regione all’avanguardia nella normativa che consente l’uso della Cannabis a fini terapeutici per più patologie, non strettamente selezionate ma lasciate alla discrezionalità degli specialisti, con il suo capoluogo è anche produttrice nazionale della cosiddetta “Marijuana di Stato”.

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Presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze è in piena attività la produzione che vede le piantine allevate in serra. Un progetto che avvicina Firenze e l’Italia all’Europa grazie ad un accordo tra il Ministero della Difesa e quello della Sanità.

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Il Direttore dello Stabilimento, il Colonnello Antonio Medica, accoglie il giornale web fiorentino “Nove da Firenze” aiutandoci così a completare la nostra panoramica sull’argomento Cannabis in terra toscana.

Quali sono stati gli obiettivi iniziali?

“Il progetto risale al 18 settembre del 2014 con l’accordo di intesa per la produzione assegnata allo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze ponendosi vari obiettivi tra i quali la garanzia di un prodotto certificato, destinato ai pazienti bisognosi che sino ad allora si erano riforniti dall’Olanda, con il rischio di non trovare soddisfatta la propria richiesta a causa di mancanza delle scorte, e con l’onere di corrispondere cifre considerevoli. La produzione in casa permette di abbattere i costi controllandone la disponibilità”.

A che punto siete con la produzione?

“Siamo al secondo ciclo di coltivazione dopo le prime 50 piantine messe a dimora a marzo scorso. Non usiamo semi, ma direttamente dalle piantine fornite dal Centro di ricerca per le colture di Rovigo: travasate e messe in ambiente artificiale hanno un ciclo produttivo di 3 mesi, rispetto all’anno che occorrerebbe se coltivate in altro ambiente. La canapa in nostro possesso ha percentuali di Thc e Cbd simili a quelle contenute nel prodotto importato dall’Olanda”.

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In laboratorio usate i fiori che vengono essiccati, ed il resto della pianta?

“Il restante prodotto viene smaltito. Al momento non esistono accordi per poter ricavare fibre o altro da foglie. Teniamo anche presente che le nostre piante non sono molto lunghe ed all’interno delle foglie, meno nelle radici, resta una parte di principio attivo e questo fa si che per lo smaltimento occorra rispettare una precisa procedura”.

Si tratta di un farmaco a tutti gli effetti?

“Il prodotto finito è un principio attivo farmaceutico distribuito nelle farmacie. Dal 2001 facciamo parte dell’Agenzia Industrie Difesa e svolgiamo attività di collaborazione con la società civile: il progetto canapa è diretto ai pazienti italiani”.

La canapa non è l’unico vostro farmaco che abbia riscosso interesse.

“Negli anni ’60 fornivamo medicinali introvabili per il Meyer di Firenze. Il flusso mediatico si è avuto nel ’98 quando abbiamo prodotto i farmaci per la sperimentazione della terapia Di Bella. Durante gli anni ’80 per il disastro di Chernobyl ci siamo attivati per produrre radioprotettori e continuiamo a produrne per avere una riserva strategica visto che siamo circondati da Paesi che hanno le centrali nucleari. Durante l’influenza aviaria H1N1 abbiamo prodotto il farmaco che ancora oggi è presente nei magazzini delle Asl ed ancora viene usato”.

L’idea che la Marijuana sia un farmaco, non rischia di confondere la popolazione del proibizionismo?

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“Esattamente, è bene ricordarlo sempre. La Canapa sta dimostrando, è oggetto di studio, di avere possibilità di impiego per varie patologie ma anche effetti collaterali. In medicina si parla di rapporti costi-benefici fra effetti benefici e collaterali: un malato oncologico o affetto da sclerosi multipla ha il diritto di alleviare il dolore facendone uso. Chi è affetto da patologie che possono essere curate con farmaci dagli effetti più blandi, fa bene ad usare altri principi attivi. L’importante è formare una cultura nella classe medica affinché il medico stesso possa indirizzarne l’uso terapeutico”.

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Su internet è semplice trovare indicazioni per costruire una serra nell’armadio, e se i pazienti optassero per il fai da te?

“Niente di più pericoloso. La Canapa a scopo terapeutico deve essere coltivata in ambienti e condizioni che ne garantiscano la qualità: altrimenti non si sa cosa alla fine viene somministrato, non è possibile renderne conto in caso di complicazioni. Una coltivazione errata può portare il paziente ad assumere gli agenti inquinanti presenti nel terreno oltre a provocare alterazioni imprevedibili nelle percentuali di principio attivo”.

Autore Antonio Lenoci, fonte originale: nove.firenze.it
http://www.toscanapa.com/canapa-medica-di-stato-aggiornamenti-dallo-stabilimento-chimico-farmaceutico-militare-di-firenze/

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