HEMP SCHOOL 2016: mancano pochi giorni all’inizio, la parola ai tre fondatori del progetto

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Con piacere pubblichiamo un’intervista ai fondatori della Hemp School. Tre realtà nate in Toscana, il Progetto Toscanapa, il Consorzio M126 e l’Associazione La Staffetta, rappresentate dai rispettivi fondatori, che esprimono lo spirito e le visioni che hanno fatto nascere il primo progetto di scuola di canapa e business. Uno spunto di riflessione per le nostre piccole e medie imprese, orientato all’integrazione nei mercati globali di un “Italian Style” che non vuol tramontare. Il rilancio della canapa assume così una nuova forma d’impresa, che comporta un profondo ripensamento, e che passa anche attraverso nuove forme di aggregazione quali l’unione in rete di diverse competenze. Questo sembra essere l’Hemp School.

Partiamo con il Progetto Toscanapa: “un progetto indipendente impegnato nello sviluppo e nella diffusione delle coltivazioni, delle lavorazioni e degli utilizzi delle risorse vegetali con finalità industriale. Ricerchiamo una nuova idea di industria, vegetale, in sviluppo, organica e sostenibile, seguendo un chiaro collegamento con l’antica scienza della Chemiurgia nata in USA negli anni 30″.

Questo si legge sul sito: ne abbiamo parlato con Enrico Buselli, imprenditore e consulente nel campo del turismo, fondatore del Progetto Toscanapa.

Enrico, cos’è il Progetto Toscanapa?

Il Progetto Toscanapa nasce nel 2012 come sito web di libera pubblicazione, fondato sul valore della comunicazione, con una linea editoriale chiara indirizzata a far luce sulle molteplici possibilità di sviluppo green che le risorse vegetali nel presente possono fornire. Negli anni ha sempre più assunto un ruolo di ricerca e sviluppo, così come di aggregazione e di incontro. Attraverso il nostro sito internet abbiamo dato sostengo e visibilità a molte iniziative nascenti, in Toscana e su tutto il territorio nazionale. Suggerisce scelte, percorsi, comportamenti e pensiero, favorisce la consapevolezza e la formazione di reti d’impresa. Pensa in ottica globale ed agisce in chiave locale.

Leggendo gli articoli si trovano spesso riferimenti ad un “nuovo” modo di pensare. Cosa intendete con questo?

Toscanapa è un viaggio in costante evoluzione. Fonda le proprie ragioni d’essere su concetti olistici e quantici, sui significati open source e sharing economy, che riconduce volutamente agli ampi termini di risorse vegetali, di biologico e bio-dinamico, di filiera corta e di energia libera e pulita. Si basa sulla condivisione delle idee e dei progetti, varia nel tempo e nello spazio, genera varie forme di attività, sia psichiche che fisiche. E’ una strada che ci piace, che ci rappresenta. Interpretiamo il nostro fare come un piccolo contributo all’evoluzione del “buon senso”.

A chi si rivolge Toscanapa? Perché seguirvi e chi è il lettore ideale?

Il Progetto Toscanapa si rivolge a tutti, in special modo ai ricercatori, ai sognatori ed ai visionari. Ognuno può farne l’utilizzo che vuole, dalla semplice lettura fino alla ricerca di partecipazioni dirette. Il lettore ideale del sito toscanapa.com è una persona curiosa, che si pone domande e cerca risposte, non guarda molto la TV e legge poco i giornali cartacei, sogna un futuro sostenibile, crede nella positività, nella creatività e si assume la responsabilità dei propri pensieri e delle proprie azioni quotidiane. Sicuramente interessato alle produzioni green agricole ed industriali, conosce ed utilizza la tecnologia, è rispettoso dell’ambiente e segue una visione olistica della vita.

Di qui, la nascita della #HempSchool. Perché questa idea?

L’idea Hemp School nasce dall’unione di tre realtà di Toscana, il Consorzio M126, l’Associazione La Staffetta ed il Progetto Toscanapa. Una speciale trinità che negli anni è riuscita a creare ed affermare quella rete collaborativa, sinergica e strategica, che riteniamo imprescindibile per la realizzazione di un progetto importante, come lo è il ripristino delle risorse vegetali naturali a finalità industriale. Ognuno di noi ha un preciso ruolo e delle specifiche competenze, che mette in campo in maniera co-creativa e propositiva.

Da dove nasce l’idea di avviare una vera e propria accademia di studio sulla coltivazione e sulla lavorazione della canapa?

Le scuole sono sempre state un mio “pallino”. Le risorse vegetali anche. Tutto inizia circa 15 anni fa quando scelsi di seguire un’alimentazione vegetariana, il più possibile naturale, a filiera conosciuta. Da quel giorno sono state molte le iniziative vegetali messe in campo, prevalentemente nel campo dell’alimentazione vegetariana, con ristoranti e scuole di cucina. La canapa è un prodotto alimentare di assoluto rispetto, che utilizzavo spesso nelle cucine dei ristoranti. Il passo è stato breve. Le straordinarie caratteristiche della canapa infatti vanno oltre l’alimentazione. Per questi motivi, 4 anni fa, ho iniziato il progetto Toscanapa.

Toscanapa un nome italiano, Hemp School un nome inglese. Puntate, forse, ad andare oltre i nostri confini: con quale spinta?

In un mondo reso globale ed istantaneo attraverso il semplice utilizzo della tastiera di un computer, rimanere circoscritti ad una nazione è limitativo. Al tempo stesso l’Italia e la Toscana hanno caratteristiche uniche, in ogni campo, delle quali sono assolutamente innamorato. Questo straordinario territorio ed il suo microclima riescono ad esprimere il meglio della natura. Basti pensare al nostro cibo ed al nostro vino, che non conoscono eguali nel mondo. Con il termine Toscanapa vogliamo racchiude questo significato. La parola Toscana e quella della canapa formano un’unione, che implicitamente riconduce ai valori fondanti del progetto. Con il termine Hemp School intendiamo dare un taglio internazionale al progetto, basato sulla formazione. L’unione di questi significati apre un palcoscenico di progettualità, lavoro e sviluppo che ci entusiasma ogni giorno di più. La spinta? Quella che riusciremo a dargli, attraverso il nostro lavoro ed impegno quotidiano, sempre in maniera indipendente e libera, come fin dal primo giorno.

In effetti, tra i vostri follower alla pagina twitter spiccano decine di realtà internazionali…

Assolutamente si. Twitter è lo strumento attraverso il quale riusciamo meglio ad uscire dai confini italiani e ad intercettare persone e gruppi potenzialmente interessati al nostro fare in tutto il mondo. Crediamo molto in questa espansione, ed alla possibilità di aprire nuova forma di collaborazione internazionali: il progetto twitter ci ha permesso di conoscere nuovi amici e di iniziare a programmare percorsi di lavoro condiviso. Come sostengono i più grandi imprenditori odierni, nessuno può pensare di fare tutto da solo.

E poi accade che un gruppo di aziende si uniscono in un innovativo consorzio e si lancia in una nuova esperienza quale M126. A risponderci è Giacomo Bulleri, avvocato di professione, presidente del Consorzio M126 che molto si spende per la buona riuscita del progetto.

Cos’è m126? Di cosa si tratta?

Il consorzio M126 nasce nel 2014 dall’unione di alcune aziende volterrane accomunate dal comune desiderio di promuovere il territorio toscano e le tradizioni locali credendo nell’ottimizzazione delle risorse esistenti sia a livello intellettuale sia a livello materiale. Da questa analisi abbiamo ritenuto di credere ed investire nella riscoperta della canapicoltura partendo proprio dai territori di Volterra. E sulla scorta dell’esperienza maturata negli ultimi anni dal Consorzio M126 e dall’Associazione La Staffetta, abbiamo scelto di promuovere una filiera scientifica della canapa toscana incentrata su Ricerca, Sviluppo ed Innovazione in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, che si è resa disponibile ad eseguire gli analisi di laboratorio con lo scopo selezionare e studiare le peculiarità delle cultivar di canapa per individuare le differenti proprietà nutraceutiche e fitoterapiche ed ottimizzarne così gli impieghi. Il risultato è stato quello di ottenere prodotti a base di canapa caratterizzati da una tracciabilità completa e da un’altissima qualità: la Hempathy (birra di canapa) e l’Hemp Spirit (liquore di canapa) ne costituiscono due validi esempi.

Siete quindi una vera e propria realtà produttiva. Ci sono altre realtà come voi in Italia?

M126 è configurato, anche sul piano giuridico, come un consorzio con attività esterna e quindi si propone anche come una realtà produttiva. Tengo a precisare che la produttività non deve essere intesa solo in senso strettamente materiale, ma deve essere intesa anche e soprattutto sul piano della produttività intellettuale. Da qui la scelta di promuovere convegni ed occuparci di formazione. La Hemp School ne costituisce un esempio lampante. La nostra vision si incentra sul perseguire tre principi fondamentali: legalità, tracciabilità e qualità. Riteniamo infatti che l’Italia in generale e la Toscana in particolare non possano guardare ai mercati sul piano quantitativo, bensì su quello qualitativo. E’ evidente che, anche con riferimento alla canapa, non possiamo competere con realtà quali la Cina o il Nord America che dispongono di ingenti risorse o di manodopera a basso casto. Al contrario occorre puntare con forza sulla alta qualità dei prodotti come segno distintivo dei nostri territori. Per questo motivo partecipiamo ogni anno al Forum Toscana ove una delle tematiche centrale è caratterizzata dalla lotta alla contraffazione ed al cosiddetto italian sounding. E purtroppo dobbiamo constatare che anche nel settore della canapa vi siano diverse realtà che non prendono sul serio la battaglia della qualità e del made in Italy, magari cedendo a logiche di mercato che non consentono però di creare le basi nel lungo periodo. Ciò che noi proponiamo è in realtà un modello economico sostenibile incentrato su collaborazione, rete d’imprese, innovazione e qualità da promuovere in realtà territoriali locali ma facilmente esportabile e duplicabile.

Un’agricoltura che, oggi, è più lenta rispetto allo sviluppo economico e tecnologico e, proprio per questo, paga il tutto in termini di attenzione, raccolta di opportunità e innovazione. Perché ciò accade?

Personalmente credo nella volontà di affermazione del singolo individuo. Credo nel trasformare le difficoltà in opportunità. In questo la storia può insegnarci, basti pensare alla storia personale di George Washington Carver per rimanere in tema di chemiurgia. Non a caso il Progetto Toscanapa, il Consorzio M126 e l’Associazione La Staffetta si sono affermate ed evolute proprio negli anni di cosiddetta crisi economica. Credo anche che un corretto modello di sviluppo territoriale non possa prescindere da un solido settore primario che possa fare da traino al secondario ed al terziario. Anzi ritengo che il settore agricolo costituisca una enorme risorsa le cui potenzialità, probabilmente, non sono ancora state colte a pieno. Ma non ricercherei la colpa nel “sistema” o nella “crisi” piuttosto in scelte molto poco lungimiranti poste in essere da più parti unitamente ad una cronica inattitudine alla programmazione tipica del nostro Paese. Penso comunque che la chiave di volta del sistema sia rappresentata dal credere ed investire nella ricerca e nello sviluppo di tecniche innovative sia sul piano agronomico sia su quello della trasformazione dei prodotti sia – perché no – su quello del marketing.

Eppure c’è la voglia di crescere e fare “agribusiness” e voi ci state provando, soprattutto con la canapa…

Assolutamente si. E questa rappresenta il vero stimolo a perseverare nel progetto. Sono i feedback positivi che riscontriamo da parte degli utenti e di tutte le persone che incontriamo in occasione di fiere, eventi e convegni a cui partecipiamo. Vedo un Paese che è stanco di essere considerato una sorta di terzo mondo dell’Europa, che è stanco di arrivare ultimo. Vedo molto fermento di idee e di voglia di fare. Del resto siamo il Paese del genio italico, che riusciamo a dare il meglio di noi quando veniamo messi alle strette, un po’ come nello sport.

Arriva l’Hemp School. Perché iscriversi alla scuola? Quali opportunità? Perché coltivare la canapa?

La Hemp School ha rappresentato la naturale evoluzione della filiera scientifica della canapa toscana. Nasce con lo scopo di condividere con gli altri l’esperienza maturata ed i risultati ottenuti in termini agronomici, dei processi di trasformazione e dei prodotti ottenuti. Nasce dalla volontà di non autocelebrarsi ma di confrontarsi con tutti coloro che vogliono veramente parlare di canapa industriale ed uscire una volta per tutte da approcci “amatoriali” alla canapa che, a mio avviso, finiscono per conferire un’immagine distorta a tutto il settore. E proprio in questa ottica la Hemp School non vuole essere un semplice corso di formazione, bensì vuole incentivare nuove idee di business, vuole allargare la rete e dare vita a nuove collaborazioni e nuovi progetti. In sostanza un grande hub della canapa.

Per concludere, una domanda secca che chiede anche una risposta secca: perché attenzionare la coltivazione della canapa? Quale opportunità in essa?

L’attenzione alla canapicoltura è ormai una realtà. Basta vedere le numerose nuove imprese che negli ultimi mesi hanno scelto di aprire nuove attività incentrate sulla canapa. Le opportunità sono pressochè illimitate stante la molteplicità di utilizzi e la capacità di essere multifiliera. La canapa è in realtà solo la punta di un iceberg. Vi sono altre colture che sono suscettibili di un duplice impiego sia nel settore agroalimentare sia nel settore industriale (soia, arachidi, bambù per citarne alcune) in cui le vere potenzialità non sono state ancora del tutto colte. Anzi, di cui ne abbiamo perso la memoria, negli anni 30 del secolo scorso erano già una realtà… A mio avviso il futuro è rappresentato dall’industria vegetale, e dobbiamo costruito insieme.

http://www.toscanapa.com/hemp-school-2016-mancano-pochi-giorni-allinizio-la-parola-ai-tre-fondatori-del-progetto/

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